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La “Schiena”, realtà che sostiene e protegge

Written by Fulvio Nanni

Storia di una schiena rotta

 

Se non esistessero gli specchi c’è una parte di noi che vedremmo solo molto parzialmente: “La Schiena”.

Formata da una struttura muscolare fortissima, a sostegno di quella Colonna Vertebrale che è il primo elemento per importanza del nostro apparato motorio; la schiena è una parte del nostro organismo che comunica con noi attraverso sensazioni più che attraverso immagini.

Lo Yoga ha capito subito che su quella parte si doveva focalizzare molto l’attenzione e la ricerca, elaborando le tecniche di Hata Yoga verso sullo sviluppo dell’elasticità e della tonicità di essa.

Come primo elemento di ascolto lo Yoga ci dice di sviluppare consapevolezza di quelle parti della schiena che di solito non sentiamo. Questo perché in genere tendiamo ad avere o poca sensibilità o troppa, compito dello yoga è proprio quello di uniformare le sensazioni, prima di tutto sulla nostra colonna vertebrale e poi su tutto il resto del corpo.

Circa un anno fa, un più o meno banale incidente mi ha causato la frattura di una vertebra (I^ Lombare).

La sensazione di “schiena spezzata” mi ha portato ad uno stato iniziale di impotenza che solo una meravigliosa disciplina come lo Yoga mi ha aiutato a superare.

Le precauzioni che mi furono date nell’ambiente ospedaliero (immobilità, busto, ecc.) erano giustamente indirizzate a evitare eventuali complicazioni dal punto di vista neurologico. Ma il mio corpo, abituato a dialogare con la mente attraverso l’azione e la mia mente abituata ad avere un partner strutturale molto attivo hanno determinato un ricerca di recupero anticipata rispetto ai normali canoni prescritti.

Quando cambia la tua struttura (trauma) e una parte del tuo corpo si mette in discussione, tutto quello che emotivamente disturbava prima nella “normalità” ora amplifica la sua capacità di disturbo, questo mi richiese perciò più attenzione a qualsiasi elemento che dall’esterno potesse alterare il mio equilibrio fisico/emotivo/biologico.

Abbiamo spesso verificato che durante la pratica delle Asana, a seconda della giornata, la nostra schiena reagisce più o meno positivamente e anche di questo ho dovuto tenere presente nel mio programma di recupero.

Al primo approccio dopo l’incidente mi sono trovato di fronte a nuove resistenze, a nuovi punti bloccati, a nuove paure e dubbi alimentati da una non impeccabile conoscenza della mia nuova situazione. Allora, come lo Yoga insegna, ho cominciato a farmi istruire dal mio corpo e dalle sue sensazioni e anche dalla guida ulteriore del Maestro, Renato Turla.

La vertebra fratturata si è rilevata un punto meno dolente del previsto, ma lo spazio L5/S1 si era comunque ristretto e su quel punto ho basato la mia “riabilitazione”.

Inoltre la zona vertebrale fratturata mi indicava:

  • La 1a vertebra lombare sostiene ciò che di te sta sopra il diaframma.
  • ll diaframma divide il nostro corpo in due: di sopra il cielo, di sotto la terra! sopra la parte pneumica, aerea, sotto la parte splancnica, di materia densa.
  • A livello di quella vertebra sono collocati i reni e le surrenali:
    • I primi sono la rappresentazione nel nostro corpo della abilità di far scorrere le emozioni e gli eventi esistenziali;
    • le seconde rappresentano l'energia per farlo.

Tenendo conto anche di queste importanti indicazioni simbolico/esistenziali, trasmesse da un’altra delle mie guide: il dott. Colombari Mauro, sono partito in questo nuovo viaggio con il mio corpo.

A questo punto il tempo e lo spazio sono diventati importanti più di prima, lo spazio da aprire tra le vertebre e il tempo dedicato a tale operazione.

Inoltre ho cercato, tecnicamente, degli accorgimenti particolari, mirati a non mettere in cifosi Il sacro e l’ultima parte dei lombi.

La struttura ha comunque bisogno di tempo per riequilibrarsi e la pazienza è un altro alleato fondamentale per ridare al corpo la stabilità, seppur leggermente modificata, a cui spontaneamente tende.

Alternare il lavoro “riabilitativo” a quello di studio delle Asana è diventata la mia norma e ciò mi ha permesso di sviluppare una particolare sensibilità anche nel modo di insegnare ai miei allievi.

Insegnando che l’ascolto e l’azione devono sempre proseguire di pari passo e armonizzarsi a vicenda.

 

Buona pratica.

Fulvio Nanni
Fulvio Nanni
Senior Teacher
Associazione Culturale ATMAN Forlì
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