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Riflessioni sulla Pratica

Written by M° Renato Turla

Siamo spesso improntati sull’esteriorità e di rado penetriamo l’intimità del nostro profondo e cioè quella dell’essere che veglia in ognuno di noi.

Finché la coscienza si estranea dal percepire le sottigliezze insite nella pratica, lo studente annega nell’anarchia dei pensieri e delle apparenze: la mente e’ confusa e non vede il movimento reale delle cose, della vita!

Si crea allora una resistenza interiore che vuole opporsi alla scoperta di nuovi spazi la cui rivelazione potrebbe mettere a disagio le potenti barriere della logica intellettuale.

La pratica va osservata istante dopo istante, presenti nel presente ed e’ così che il nostro contenuto profondo e la coscienza che gli e’ compagna prendono rilievo e danno luogo a scoperte insospettate.

L’osservazione penetra la forma e analizza il movimento dei vari componenti del corpo rompendo l’impatto di molte pseudo verità!!

Il “fare” diventa sensazione di “ritmi vibranti” che si prolungano e si accordano tra loro sempre in modo diverso, separato e il pensiero ondeggia su un movimento in continua trasformazione. Quando si affronta il corpo ci accingiamo ad effettuare una sorta di “danza magica” orchestrata e sostenuta da una sottile energia e da come la mente la utilizza essa (energia) può concedere o confondere.

Una mente “chiara” non deve aggrapparsi alle fragili certezze di una conoscenza figlia della memoria del passato in modo che le certezze ereditate perdano la loro funzione manipolatrice. E’ necessario quindi stabilire un parallelo tra ciò che ribolle nella nostra profondità e la loro manifestazione in superficie al fine di non legarci agli automatismi delle abitudini che il corpo ci riserva.

Partecipare all’esecuzione senza chiederci “perchè” anche del più piccolo movimento effettuato crea un giuoco stupido e pericoloso: la mente e’ offuscata e l’”io” subisce pericolose tensioni che portano il praticante verso la “noia” e il disinteresse!!

Ogni giorno di pratica e’ una nuova “era”, un nuovo campo d’azione e di esperienze offerte a noi stessi. Da noi dipende ogni progressiva penetrazione, ogni trasformazione per un nuovo ordine e nuova rinnovata “comprensione”.

Come un artista, il praticante e’ responsabile della scelta delle sue fonti di ispirazione e nel proporre la sua “opera” ne mostra la straordinaria efficacia estetica e il contenuto sensoriale.

Renato Turla

M° Renato Turla

Istituto Yoga Kanda

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